Questa è una bellissima storia.

E’ la storia che tante persone possono vivere, ed è la storia che ho la gratitudine di poter raccontare.

E’ una storia che la protagonista mi permette di narrare con generosità, perchè lei sa che chi vuole “fare il salto” ha bisogno di sapere che si può imparare a saltare.

Chi in passato ha già provato a saltare, e ha fallito, ha BISOGNO di sapere che quel salto si può fare, che altri lo hanno fatto e che altri pensavano di non poterlo fare, MA infine lo hanno fatto.

 

Questa è la storia di un grande salto. E’ la storia di Francesca.

Francesca prima e dopo (1 anno e 20 Kg)

 

Lì, dove tutto ebbe inizio

L’evento che cambiò per sempre la vita di Francesca

Era il 9 gennaio 2016.

Mi trovavo ad un evento creato per promuovere nuovi corsi nella palestra della mamma di Francesca.

Dedicai 30 minuti ad una lecture sul cambiamento, e Francesca la seguì defilata, ma attenta. Non era la prima volta che sentiva “i soliti discorsi”, ma forse era la prima volta che era pronta ad accoglierli.

 

Il momento del clic

Il momento chiave: la foto che ha innescato il “clic” di Francesca

Le foto immortalano momenti ed emozioni, e sono anche grandi evocatrici di momenti ed emozioni NUOVE.

Ho chiesto a Francesca se si ricorda qual è stato il momento del suo clic: “Quando ho guardato la foto del mio compleanno ed ho pensato ‘Io non voglio essere così!'”.

 

Imparare a saltare

Francesca a metà del percorso. Per la prima volta mi invia spontaneamente una sua foto, segno che ormai tutto è cambiato, la Francesca di prima non esiste più. Lei ce la farà!

 

Questa foto mi è stata mandata dopo diversi mesi che avevamo intrapreso il nostro percorso insieme. Ho sempre dovuto lottare per avere foto da Francesca, ed ecco che me ne arrivava una spontaneamente. La farfalla era uscita dal bozzolo e ora apriva timidamente le ali. Avevamo imparato a volare…e a saltare!

 

Il salto

Francesca oggi, dopo 1 anno e 20 Kg. Completamente un’altra persona, nel corpo ma anche nella mente

 

“Una volta questa era una maglietta per me, ora è un vestito super figo!”

Questa foto mi è stata mandata pochi giorni fa. Ovvero dopo un anno e 20 chili. Abbiamo fatto il salto.

Per la verità io non ho fatto niente, il salto lo ha fatto Francesca. Io l’ho aiutata a capire che voleva farlo , che poteva farlo e a scoprire come farlo. Ecco perchè lo sento anche un po’ mio 🙂

Penso a Francesca 1 anno fa: una creatura bellissima, che metteva 20 chili tra sé stessa e il mondo. Guardo orgogliosa la Francesca di adesso e vedo una donna bellissima che si apre al mondo.

Questa è una storia di successo, e forse, tu che ora stai leggendo, sai come stava Francesca 1 anno e 20 chili fa.

Forse, tu che ora stai leggendo, pensi che hai già provato a saltare, ma senza successo.

E forse, tu che ora stai leggendo, pensi di non riuscire a imparare a saltare.

Lo stai pensando?

Davvero? 

LA STORIA CHE PUOI VIVERE ANCHE TU!

COME SI SENTE CHI HA FALLITO TANTE VOLTE?

Qual è il sentimento che accomuna chi ha provato e riprovato, senza riuscire? La risposta è immediata: la frustrazione.

Fare plurimi tentativi  per ottenere lo stesso risultato, senza successo, porta soprattutto  senso di impotenza e di ingiustizia.

L’autostima crolla e la sensazione di non essere responsabili del proprio insuccesso aumenta, fino ad arrivare spesso alla convinzione che “non sia colpa nostra, ma un’ ingiustizia universale” ciò che ci sta accadendo. Sarà così?

Se ti riconosci in questi pensieri può esserti utile leggere i miei articoli “Domani ri-comincio! Sei un ricominciatore seriale?” e “Sei capace di fare nuovi errori? Sbaglia meglio!”.

Ti spiegherò che ripetere in modo ossessivo una “procedura operativa” alla ricerca di un risultato che non arriva mai significa 2 cose importanti:

  1. i fatti  ti raccontano che stai facendo cose non utili alla soluzione del tuo problema, ma tu non vuoi fermarti e vederlo;
  2. all’aumentare dei tentativi fallimentari calerà la tua motivazione iniziale, per cui prima interrompi il circolo vizioso e prima potrai raggiungere il tuo obiettivo.
COSA TI FARA’ FARE CLIC?

C’è nelle storie di tutti i miei clienti un momento chiave che individuo e che io chiamo “il momento del clic”: per alcuni è un’esperienza, per altri è una foto (come nel caso di Francesca), per altri ancora è un discorso che ha segnato in modo indelebile la loro memoria.

Ecco alcuni esempi che possono aiutarti a capire di cosa parlo:

  • un papà, capitano d’industria e schiacciato da un vita lavorativa di grande responsabilità, mi scrisse una lettera toccante per Natale, dicendomi di aver deciso di perdere 30 kg perchè si era reso conto di non avere il fiato per giocare coi suoi figli durante le vacanze che stava trascorrendo con loro al caldo;
  • una mamma è arrivata da me in lacrime dopo aver visto il suo riflesso nello specchio di una vetrina : non si era riconosciuta, la vecchia signora gobba che aveva avvistato non poteva essere lei, giovane donna che aveva dato alla luce un pupetto da 2 mesi;
  • una donna mi ha raccontato di aver “iniziato il suo cambiamento” durante un pranzo di famiglia. La sorella del marito gli stava mostrando il suo abitino nuovo, molto femminile e sexy, e gli stava suggerendo di comprarne uno simile a lei, per il suo compleanno, ma lui – credendo di non essere ascoltato- le aveva risposto “Non se lo può permettere, lo vedi com’è diventata, no???”.

Cos’ hanno in comune tutti questi racconti?

Il dolore.

La sofferenza è una leva potente. Per questo andrebbe apprezzata invece che soffocata.

La sofferenza che provi quando ti guardi allo specchio o quando senti che le gambe non ti reggono per fare le scale o che provi, se qualcuno ti ricorda come sei, è una grande risorsa. Non sarà mangiare per soffocarla ad aiutarti; non sarà fumarci sopra che la farà svanire per sempre; e non sarà nemmeno l’evitare ciò che la provoca a renderla inoffensiva.

L’unica certezza che hai, quando soffri veramente tanto per un motivo ben chiaro, è che quel segnale ti guida verso la soluzione del problema: affrontarlo.

 

INIZIARE E’ DIFFICILE…MA CONTINUARE A SOFFRIRE E’ PEGGIO.

Ho chiesto a Francesca cosa voleva dire a chi avrebbe letto la sua storia per trarne forza.

Mi detto una cosa interessante:

“All’inizio è difficile, ma quando si arriva a fine giornata si è orgogliosi di ciò che si è fatto. E’ come riscoprirsi ogni giorno , e alla fine se ne viene fuori più forti che mai!”

Ogni giorno: questa è la sua chiave di volta, ed è una chiave di volta eccellente.

Darsi piccoli obiettivi quotidiani e portarli a termine. Una strategia vincente, che la maggior parte delle persone ignora, schiacciata da grandi e insostenibili ambizioni che non sono realizzabili. Quando qualcuno va fiero della maestosità dei propri obiettivi chiedo sempre quanto realistici siano: per ogni obiettivo esagerato, c’è una sconfitta schiacciante in agguato.

Francesca ha cominciato ad allenarsi per scherzo, poi ha trasformato un’ “azione senza ambizione” in una nuova abitudine, fino ad arrivare a chiedermi come gestire la sua permanenza in Spagna per usare i parchi – in inverno!!!- per non perdere un solo workout!

Lo stesso è accaduto con l’alimentazione: dal capire la differenza tra “fame emotiva” e “fame fisiologica”, al creare  un nuovo rapporto col cibo la strada è stata lunga. Ma quei 20 chili sono il prodotto concreto di un cambiamento vero, che ora riguarda ogni ambito della sua vita.

La sicurezza che ora esprime attraverso la postura, il sorriso, il look e le scelte di vita sono il risultato di un cammino non solo esteriore, ma soprattutto interiore. Francesca ha usato la SUA forza e l’ha saputa liberare poco a poco, stupendo tutti coloro che avevano fino a quel momento conosciuto solo la sua timidezza.

 

IL TUO CORPO RACCONTA DELLA TUA ANIMA.

Francesca prima e dopo (1 anno e 20 Kg). Prenderci cura del nostro corpo significa ANCHE dare voce alla nostra identità. Il nostro corpo parla di noi, e noi possiamo decidere cosa fargli dire.

 

Queste 2 foto descrivono senza filtri un processo immenso che va sottolineato e reso esplicito: prenderci cura del nostro corpo significa ANCHE dare voce alla nostra identità e liberare emozioni che spesso sono schiacciate da un peso, da una postura sofferente, da un malessere generale.

Il nostro corpo parla di noi, e noi possiamo decidere cosa fargli dire, come farlo esprimere, come entrare o rientrare in sintonia con una o più parti di noi che stiamo annientando o ignorando.

Vivo a continuo contatto coi corpi e con le anime di persone che soffrono, che cercano di soffocare quella sofferenza invece di usarla per fare il salto.

Ecco perchè la conosco e la riconosco, e so che dentro a ciascuno di noi ci sono i mezzi per imparare come saltare.

Anche dentro di te.

Il tuo salto ti aspetta 🙂

 

Vuoi imparare a saltare? Vuoi abbandonare la frustrazione?
Hai capito di dover cambiare strategia per raggiungere finalmente quei famosi obiettivi che da troppo tempo insegui senza risultati?
Io posso aiutarti.
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