Due settimane fa sono andata a fare la visita medico sportiva per poter accedere alla Milano Marathon 2018 – dove ho fatto la staffettista insieme alle mie compagne di Team Babyrun.

Erano circa 20 anni che non facevo questo tipo di visita, non riesco nemmeno a ricordarmi la ragione per cui l’ho fatta l’ultima volta, ma penso si trattasse per qualche gara di atletica leggera. A quel tempo non erano ancora successe un sacco di cose, e di conseguenza le domande anamnestiche che mi hanno fatto hanno avuto risposte diverse da quelle che ho dato il 26 marzo 2018.

Ecco quello che è successo.

 

LA CADUTA DEL VELO DI MAYA

La dottoressa, una signora greca dal cipiglio molto severo e dal fare molto professionale, mi ha chiesto in batteria se nella mia famiglia ci fossero persone che avevano problemi cardiaci, persone che soffrivano di pressione alta, persone che soffrivano di diabete.

Mi sono ritrovata a rispondere in modo rapido e sequenziale, senza anilzzare troppo le emozioni legate alle mie parole.

Le mie risposte sono state: “Sì…sì.. sì!”.

Finita la tripletta dei sì mi stavo già ascoltando da fuori e una vocina mi diceva: “Ecchecavolo, ma ci avevi mai fatto caso?”.

 

La dottoressa intanto era già sul piede di guerra, che chiedeva delucidazioni.

Mi sono ritrovata ad ascoltare la mia voce mentre spiegavo che:

  • mia madre è cardiopatica, negli ultimi tre anni ha avuto 4 infarti, ed è anche diabetica;
  • mio fratello è cardiopatico, nell’ultimo anno ha avuto due infarti, ed è anche diabetico, oltre a soffrire di pressione alta;
  • mia nonna materna è morta di ictus, tutti i parenti da parte di madre sono morti di ictus o di infarto;
  • mio padre era cardiopatico, e soffriva di pressione alta. È morto comunque per ragioni diverse.

Uno dei miei filosofi preferiti, Schopenhauer, descriveva la differenza tra conoscenza illusoria e la conoscenza della realtà dicendo che siamo intrappolati da un impalpabile velo che filtra le nostre percezioni, il velo di Maya. Io in quel momento lo sentivo cadere, e faceva un gran rumore.

Il velo di Maya.

 

Ho sentito che la dottoressa ha smesso di scrivere e ha alzato lo sguardo.

La dottoressa mi ha guardato, molto serenamente e molto severamente mi ha chiesto:

“…ma lei la deve proprio andare a fare la maratona?”

Mi ha fatto ridere.

Le ho risposto tranquillizzandola:

“No no, Io faccio solo 7 km, sono una staffettista!

In ogni caso prima mi visiti, e poi ne parliamo.”

 

MAI DARE NULLA PER SCONTATO

Credo di essere stata rivoltata come un calzino.

È la prima volta in vita mia che qualcuno mette in discussione le mie parole, ignora completamente l’affermazione “sono in perfetto stato di salute”, e viene ad accertare con perizia, dato dopo dato, come sto realmente.

Sono sempre stata abituata ad essere trattata da “fenomeno atletico”, cuore grosso, battiti a riposo intorno alle 38 unità per minuto.

Nessuno ha mai messo in discussione la mia salute. Eccerto, non avevo ancora 46 anni, giusto!

Ma la dottoressa greca era seria e poco incline a dare fiducia.

Pressione: 90 su 60. Battiti a riposo, 42. Pressione sotto sforzo: 140 su 80. Spirometria, perfetta, prova sotto sforzo, molto buona. Poteva essere migliore, ma io non sono effettivamente allenata come Valeria Straneo! Passo molto più tempo sotto a un bilanciere che a correre, per cui a 150 Watt, dopo altri 6 minuti di incremento della resistenza, ho cominciato a rallentare un pochino l’andatura.

In ogni caso, dopo avermi preso la pressione almeno 10 volte, la dottoressa greca ha rotto gli indugi e sorriso, era pure carina senza la faccia da inquisitore!

Questo è quello che ho portato a casa: un certificato di idoneità, e la certezza che al momento le mie condizioni di salute mi mettono molto lontana dalla condizione che dovrebbe pendere come la spada di Damocle sulla mia testa.

Prima di uscire la dottoressa mi ha fatto una supercazzola di 2 minuti sull’importanza di non prendere peso, non fumare, non bere, eccetera eccetera eccetera, non sapendo che queste sono le stesse ramanzine che faccio io ai malcapitati che mi cercano per migliorare il loro stile di vita. Ma mi piace molto che qualcuno le faccia a me, questo significa che effettivamente prende a cuore il proprio lavoro.

 

COSA C’ERA NEL VASO DI PANDORA?

Qual è la parte più bella di tutta questa storia? La parte più bella di tutta questa storia risiede nel fatto che, se non fossero 46 anni che effettivamente vivo come San Francesco, molto probabilmente potrei cominciare a preoccuparmi, perché da un punto di vista strettamente statistico la mia età comincia a rientrare in una zona di allarme che porta a una serie di precauzioni atte a preservarmi dalla morte improvvisa.

Vaso di Pandora.

Avevo aperto il mio vaso di Pandora, quel vaso che secondo la leggenda conteneva tutti i mali del mondo e non andava mai aperto: mi ero ritrovata, senza volerlo direttamente, davanti a tutti i limiti genetici ed ereditari che avevo ignorato per lungo tempo. Il mio vaso però non conteneva solo mali: mi consegnava anche alcuni gioielli di cui non ero completamente consapevole.

Ad esempio, una concreta constatazione: tutte le cose che ho fatto, che sto facendo, e che continuerò a fare perché sono parte di me, mi rendono una persona completamente diversa. Talmente diversa che io non mi sento nemmeno lontanamente simile alle persone di cui ho descritto i profili, quando ho dovuto parlare della mia anamnesi familiare.

La genetica è il patrimonio che ereditiamo dai nostri genitori e in generale dai nostri precursori. Ha un peso grande, è un imprint che dobbiamo maneggiare con cura. Quando poi la genetica si porta appresso questi pericoli, io la descrivo sempre come una bomba inesplosa, una mina che noi possiamo attivare o disattivare con i nostri comportamenti. Mi sento di dire, non con orgoglio, ma con sollievo, che io sto disattivando, fino a prova contraria, la bomba che potrebbe esplodere sotto i miei piedi da un momento all’altro. La disattivo da talmente tanto tempo da essermene dimenticata. La calpesto ogni giorno con grande serenità e oblio, perché non la percepisco come un pericolo.

 

COSA POSSO IMPARARE?

Questo episodio mi ha letteralmente fatto esplodere il cervello – già che si parla di mine – perché mi ha fatto vedere mille cose che erano dentro ad un vaso che io non ho mai voluto aprire:

  • sono figlia di cardiopatici
  • sono figlia di diabetici
  • sono figlia di ipertesi
  • sono a rischio obesità

Ma io…non mi sento né sono MAI sentita tutto ciò!

Fin da piccola ho sempre amato il cibo essenziale, il movimento e lo sport in tutte le sue forme.

Non ho mai guardato la malattia della mia nonna materna o quella del mio papà come una minaccia da cui stare in guardia: erano le LORO malattie, io ero la Giò, ero diversa da loro e mi dispiaceva che loro stessero male.

La voce che mi ha sempre guidato è voce proattiva e orientata al raggiungimento dei miei obiettivi, a conferma di quello che ho scritto anche in QUESTO ARTICOLO.

Ci sono 2 cose immense che mi hanno tenuta e mi stanno tenendo lontana dalla mia spada di Damocle:

  1. la mia identità è quella di una persona salutista, attiva, dinamica, e in nessun modo la percepisco affine a quella di miei familiari che sono diversi da me;
  2. ogni ora, ogni giorno, io vivo dentro ad una dimensione che si oppone al mio patrimonio genetico: io sto costruendo un “altro DNA”.

 

Sono uscita da quella visita illuminata. Una voce potente e fiera mi urlava nelle orecchie: “Lo stile di vita batte la genetica 1 a zero!”.

Pensavo alle migliaia di amnensi che ho letto in questi 28 anni e alle migliaia di persone che aiuto tutt’ora. Pensavo a quanto la loro convinzione di essere “malati con un piede nel fosso”  li rendesse tali, senza che loro lo fossero realmente, o senza che loro facessero qualcosa per non diventarlo.

Pensavo a quanto la loro convinzione di essere “in un certo modo perché è la mia costituzione” li rendesse effettivamente imprigionati in quelle sembianze, e di questo ho già parlato a lungo in QUESTO e QUEST’ALTRO articolo.

Genetica Vs Stile di vita.

Invece avevo davanti a me una lezione fortissima e il dovere morale di condividerla: ricorda che il tuo DNA è solo una parte della tua essenza.

Chi sei, chi sarai, ancora una volta, dipende da te.

 

E la Maratona? È andata bene! 😉

Ho chiuso i miei 7 km, spingendo un passeggino e mio figlio di 3 anni e mezzo, per un totale di 29 kg, correndo a 5’50’’ a km.

Non sono la Straneo, ma secondo me anche lei sarebbe fiera di ciò che ho fatto.

Da potenziale cardiopatica-diabetica-ipertesa, ho vinto la mia gara.

 

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