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“Il cibo è il mio nemico giurato”.

“E’ una vita che tengo un diario alimentare, eppure…non è abbastanza!”

“Penso tutto il giorno a quello che devo mangiare o non mangiare!”.

Tra le persone che si rivolgono a me, il numero di quelle che hanno un rapporto conflittuale con il cibo è impressionante. La stima si aggira intorno al 75%. Persone di tutte le età, di ogni sesso, con differenti professioni e differenti condizioni culturali.

Il problema “cibo” è trasversale e molto serio, ma siccome il cibo non è demonizzato come l’eroina, riconoscere di avere un “problema” con il cibo è molto complicato. E anche doloroso.

Partiamo da chi ha “sta facendo pace” col suo “nemico”

Tempo fa ho ricevuto questo sms da una persona che 10 mesi prima ha iniziato con me un percorso di cambiamento.

E caspita! Quel cambiamento c’è stato eccome!

Come ho già detto, molte delle persone che si rivolgono a me hanno un rapporto complicato con il cibo. Siccome indirizzo chiunque soffra di veri e propri disturbi alimentari da un terapeuta, le persone che decido di accompagnare al cambiamento si trovano in una situazione di disagio ma non di patologia. Sono persone che, per svariate ragioni, hanno coltivato o sono state spinte a coltivare un rapporto ambiguo e disfunzionale col cibo.

Le domande che puoi farti per capire se hai questo problema
      • Ti capita mai di mangiare se hai sonno?
      • Ti capita mai di mangiare se qualcosa o qualcuno ti ha fatto arrabbiare?
    • Ti capita mai di mangiare se ci sono delle pene d’amore che ti tormentano?

Se hai risposto “sì” a una o più domande, sappi che hai un rapporto disfunzionale col cibo. Possiamo andare avanti, con altre domande.

  • Ti capita di pensare con ansia che avrai una cena da amici e non potrai mangiare esattamente ciò che vuoi?
  • Ti capita di pensare che se mangerai un biscotto, allora tanto varrà la pena mangiare tutto il pacco?
  • Ti capita di pensare che solo l’astinenza totale da ogni zucchero semplice ti renderà una persona adeguata, rispetto al tuo concetto di alimentazione sana?

Anche in questo caso, se hai riconosciuto situazioni a te note, stai prendendo coscienza di un comportamento disfunzionale.

Alimentazione disfunzionale: in che senso e perché?

Per alimentazione disfunzionale si intende

“un approccio alimentare non allineato con la funzione specifica che caratterizza il cibo,

ovvero nutrire in primis”.

Il cibo ha come ruolo primario darci nutrimento: questo si riflette a cascata sul nostro livello di salute ed efficienza, sulla nostra età biologica e sulla nostra possibilità di controllare – per quanto possibile – l’insorgere di malattie con l’avanzare degli anni.

Poi, ha anche altre funzioni.

  • E’ un ottimo collante sociale, e viene associato a contesti di condivisione come le ricorrenze – ad esempio il Natale!
  • E’ una fonte immediata di gratificazione, e insieme al sesso e allo sport aiuta la liberazione di ormoni del benessere.
  • E’ uno strumento di addestramento involontario: viene usato da noi stessi, su noi stessi e sugli altri, per premiare o punire un comportamento.
Alle origini di questa disfunzionalità

Quante volte la tua nonna ti ha dato una ciambella per “premiarti”, siccome avevi fatto bene qualcosa?

E in età adulta – di conseguenza – quante volte hai pensato “Beh dopo una giornataccia come oggi…una bella fetta di dolce me la merito!”. Sì, te la meriti, poi succede che il peso, la salute e l’estetica si dissociano da ciò che per te è importante e…il cibo diventa il tuo nemico.

Queste funzioni secondarie del cibo non avrebbero – condizionale fortemente voluto –  nulla di sbagliato. Ciò che le rende pericolose e spesso letali è l’esasperazione: il fatto che vengano ripetute, ripetute, ripetute, fino a scalzare la funzione primaria e a prenderne il posto. Si crea un nuovo automatismo – che in tecnichese si chiama “ancoraggio” – e il cibo viene usato in modo improprio prima di essere usato in modo proprio.

Se questo succede, spesso la causa va cercata lontana nel tempo dell’infanzia, ma di questo può parlarvi meglio di me una pedagogista di alto livello, Miriam CesariOra voglio parlare di cosa si può fare per riportare il rapporto sul piano della funzionalità.

Ripristinare la funzionalità: da nemico ad amico

Sarò lapidaria e chiara, andando per punti.

  1. Senza consapevolezza nulla può accadere. Se pensi che sia normale mangiare se hai sonno, prova a dormire quando hai veramente fame. Non ci riuscirai, o ci riuscirai male. Oppure chiediti se mangiare ha risolto le pene d’amore che ti tormentano. Usa questa “rivelazione” per ragionare sul resto. 
  2. Se stai usando ogni possibile dieta per dimagrire e non dimagrisci, valuta la possibilità che la dieta in sé non sia lo strumento giusto, o almeno il primo, con cui affrontare il problema. 
  3. Se scappi da ogni contesto in cui non puoi mangiare come vorresti tu o se trovi pace solo portando il “tuo” cibo con te, stai usando una strategia di controllo, ma non stai risolvendo il problema comportamentale che è alla base. 
  4. Se hai già acquisito la consapevolezza che deve scaturire dai punti 1-2-3, pensa a una soluzione DIVERSA da quelle che hai adottato fino ad ora. Nessuno può valutare in modo oggettivo la propria condizione, ma l’aiuto di un professionista che funga da occhio esterno (terapeuta, coach o counselor) potrà darti informazioni più precise. 
  5. Dato il punto 4, non è sufficiente sapere di avere un disagio. Bisogna scegliere di volerlo risolvere o accettare di conviverci per sempre senza frustrazione. La cosa che può creare più danno sta nel percepire un problema ma nel non prendere una decisione. Se scegli di affrontare questa difficoltà è perché vuoi stare meglio e uscire da una spirale che tu personalmente percepisci come dolorosa. 
  6. Nessuno può o deve scegliere per te. TU sei la persona che può salvarti.
  7. Forse stai pensando: “Sì…ma io non ho bisogno di aiuto! Ce la faccio da solo/a!“. Certo, è possibile. Ma se fosse veramente probabile e facile non ci sarebbero 7,5 persone su 10 con rapporti disfunzionali legati al cibo (attenzione: NON ho parlato di patologie quali anoressia e bulimia, ma di comportamenti disfunzionali).
Da nemici ad amici, si può!

La persona che mi ha scritto il messaggio che hai letto sopra oggi sta ricostruendo il suo rapporto con il cibo: vive con gioia la possibilità di sentirsi bene nei propri panni e nelle proprie scelte. Non mangia più quando è arrabbiata. Fatica a sentirsi “fuori pericolo”, perché vede alle sue spalle una storia complessa, ma sta scrivendo pagine nuove. Mangia con gioia e consapevolezza se è a tavola con gli altri, senza percepirlo come uno “sgarro” rispetto a uno schema rigido e diseducativo. Sceglie quando regalarsi gli alimenti che sono meno indicati al suo obiettivo (dimagrire), e non sono momenti in cui deve “compensare”, ma momenti in cui vuole ASSAPORARE.

Il nemico non è il cibo, ma l’eventuale ruolo che noi gli abbiamo attribuito.

E per fortuna, così come glielo abbiamo attribuito, glielo possiamo togliere. Ho parlato lungamente di questo nei video della mia Xmas CHA(lle)NGE18, che puoi trovare QUI, sulla mia IGTV, insieme ad altri video in cui affronto lo stesso argomenti, in particolare QUESTO.

Guardali, ascoltali, falli entrare: lascia che prender coscienza di una disfunzionalità trasformi anche per te un nemico in amico.

Se ti senti pronta/o per cambiare, e raggiungere l’equilibro psicofisico che da sempre ricerchi,
rivolgiti a chi ha già ottenuto risultati concreti,
sia su di sè che su tantissime altre persone.
Io posso aiutarti.
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