Il 90% delle persone che si rivolgono a me vuole dimagrire.
Mi parlano in modo sentito e sofferente di quanto desiderino essere o tornare magre, e il loro sguardo vaga nello spazio alla ricerca di un punto lontano che sembra rappresentare il punto di arrivo ipotetico di questo cammino.

Non mi limito ad ascoltare, indago sempre.

Mentre parliamo di questa spinta motivazionale che ha portato alla decisione di cercare un aiuto, tutti mi dicono “questa volta basta, ho deciso!”; oppure “è la volta buona, lo sento, ho toccato il fondo!”.
Se dovessi basarmi su quel colloquio o sullo scambio di email e informazioni che avviene in prima battuta, dovrei aspettarmi solo risultati eccezionali: volontà ferrea, dedizione e impegno totali da parte di tutti.
Invece non è così.

Cos’è che succede?
Quali sono i fattori che portano alcune persone a raggiungere i loro obiettivi e quelli che invece riportano altre a ritrovarsi nello stesso circolo vizioso?

Un elemento importante riguarda il TIPO di motivazione.
Coloro che continuano ad ancorarsi al pensiero ossessivo del dimagrimento si attaccano ad una sensazione che in realtà il loro cervello o non conosce o non ricorda quasi più- se sono stati “magri”.
Il nostro cervello è molto disciplinato.
Più gli facciamo seguire delle dinamiche e più lui diventa bravo a seguirle.
Quindi, più lo educhiamo a mangiare in modo ossessivo e compensatorio ogni qualvolta siamo arrabbiati, più lui lo farà. Memorizzerà così bene quel “tragitto” verso il cibo da suggerirci quella strada da solo, se le nostre emozioni iniziano a vacillare.
Chi ha questi schemi installati nel proprio software, può molto difficilmente comportarsi come la persona che vorrebbe essere, ovvero la “persona magra”, quella che anche da arrabbiata o triste mangerebbe il cibo per nutrirsi e basta.
Ecco perché fissarsi sul pensiero- CONSEGUENZA “voglio dimagrire” può diventare frustrante e molto doloroso.
Molto più produttivo e molto più utile il pensiero sostitutivo “voglio mangiare per nutrirmi”, o “voglio imparare ad alimentarmi”.

Quando propongo questi pensieri a chi mi chiede di dimagrire in prima battuta mi guardano come se fossi matta.
Poi di solito il loro sguardo cambia e la frase che segue è: “..caspita..non ci avevo mai pensato!”.
Che effetto fa dire “voglio mangiare per nutrirmi”?
Un effetto particolarmente strano che tradotto in tecnichese si potrebbe chiamare “presenza mentale”: fa rendere conto chi riflette di non aver mai o quasi identificato l’atto del mangiare come un momento di sostentamento e nutrimento. Quindi di aver installato il software sbagliato nel proprio cervello.

Questa coscienza è alla BASE della nostra vita ma anche e soprattutto delle nostre scelte legate al benessere e alla salute.

Se anche tu vuoi dimagrire da una vita, ma non ci sei mai riuscita/o, fatti queste domande, e chiediti se la motivazione “sbagliata” non sia la causa di un risultato mai raggiunto.
La maggior parte delle persone non se le fa e non si ascolta, perchè pensa che sia troppo semplice per essere utile.
Potrebbe non essere così.
Come recita un noto proverbio: “Se vuoi nascondere qualcosa, mettilo in vista!”.
Se invece vuoi veramente cambiare vita e giro vita, comincia ora a pensare che a mezzogiorno andrai a nutrirti, ovvero a introdurre cibo per proseguire la giornata pieno di energia, di vitalità e di slancio verso le attività che desideri fare.
Sentito? Non suona brutto come “dieta” 🙂