Se mi leggi con assiduità sai che appartengo a più di un ambito specifico. Se invece capiti su questo blog per la prima volta oggi, devo semplicemente aiutarti a capire meglio il senso di questo articolo. Se dovessi spiegare a mio figlio di tre anni e mezzo quali sono le mie competenze gli direi che lavoro sul cervello delle persone per cambiare anche il loro corpo. A chi è più grande di lui dico che “aiuto le persone a cambiare vita e punto vita”. Le mie competenze affondano le loro radici in due ambiti ben precisi, quello psicologico e comunicativo, quello del benessere e del fitness.

Ricordato o chiarito questo dettaglio, ora ti sarà più facile cogliere ogni dettaglio di questo articolo.

TESTA E CORPO, CORPO E TESTA

Divido i miei aggiornamenti tra sessioni di allenamento brutale in cui il focus è sul corpo, e studio su come sfruttare al massimo cervello umano. È abbastanza normale che gli appartenenti a questi due ambiti abbiano caratteristiche individuali, fisiche e intellettive molto differenti. Non è una regola, ma è diciamo così una generalizzazione realistica.

Nell’ultimo anno ho dedicato tantissimo tempo all’approfondimento di tematiche legate al coaching. Dovevo completare dei nuovi percorsi di studio, prendere certificazioni importanti e di conseguenza dedicare più tempo a questo ambito specifico. Mi sono divertita a notare come, nel 99% dei casi, Io sedessi tra persone vestite in modo elegante e formale, indossando leggins e scarpe da ginnastica. Mi sono resa conto che questa è la mia identità dominante. Io sono una persona che vive al centro dell’azione, al centro dell’attività fisica, e sento questa modalità come base ideale su cui costruire anche l’altra parte di me, quella più contemplativa e astratta.

Ebbene, non è raro che in questo ambito, legato alle neuroscienze, alla psicologia, alla comunicazione in senso lato, capitino persone che fanno lavori simile al mio. Ma non è detto che queste persone siano facilmente identificabili, come presumo di esserlo io, visto che mi chiedono spesso che sport faccio, se sono sportiva, e così via. In uno di questi tanti contesti, si lavora sulle tematiche che si devono affrontare. Poi, com’è normale, si parla d’altro, ci si racconta la propria vita, si finisce per parlare delle proprie passioni.

C’è un episodio che mi ha colpito tanto e di cui voglio parlarti.

DIRE E FARE, C’E’ DI MEZZO IL MARE

Durante un’esercitazione di gruppo mi sono accorta che due signori si erano messi animatamente a discutere. In particolare, uno dei due era molto impegnato a difendere il suo punto di vista.

“Guarda che io sono un tecnico del Coni! Io so esattamente come si costruiscono le tabelle di allenamento! Alleno solo atleti professionisti!”

Quello è stato un momento molto significativo per me. Mi trovavo nella posizione migliore possibile, quella di osservatore esterno. Non avevo seguito l’inizio della conversazione, ma ero entrata in un momento focale, quello in cui entrambi portavano avanti delle parole che avevano una grande necessità: quella di essere supportate da coerenza comportamentale e semantica.

Adesso ti starai chiedendo che cippalippa sia la coerenza semantica, e hai ragione! Diciamo questo: c’è coerenza semantica in una persona che, OLTRE A DEFINIRSI CUOCO, fa il cuoco, indossa un grembiule bianco, passa il suo tempo a cucinare, nel tempo libero studia nuove modalità per consolidare le sue capacità, oltre a fare qualsiasi altra cosa voglia in quanto essere umano Tizio Caio.

Non c’è coerenza semantica in una persona che, PUR DEFINENDOSI CUOCO, non cucina mai, le poche volte che lo fa evita abiti e strumenti appropriati, mostra disprezzo per il cibo, non ha nessun interesse a migliorare le sue capacità, si dedica esclusivamente ad altro nel proprio tempo libero, in quanto essere umano Tizio Caio.

Ci siamo? Adesso sai cos’è la coerenza semantica e comportamentale!

 

Torniamo al signore che si fregiava del titolo di “tecnico del Coni”.

Te lo descrivo:

  • Alto circa 180 cm,
  • peso stimato intorno ai 140 kg,
  • modalità comportamentale assunta per tutto il tempo del corso, pausa incluse: passaggio da una sedia all’altra,
  • scelte alimentari evidenziate per 4 giorni di fila: ogni sorta di cibo spazzatura, senza nessun tipo di preclusione e cura della scelta.

 

IL CERVELLO GUARDA E  ASCOLTA I FATTI, NON LE PAROLE

Ora, che cosa c’è che non funziona?

Te lo dico io. In questo momento il tuo cervello sta lottando. Da un lato una voce ti sta dicendo che non c’è nessun tipo di pregiudizio attendibile in base al quale, una persona clinicamente obesa, con dei comportamenti di noncuranza rispetto al proprio benessere, non possa avere delle competenze tecniche.

Esatto, ottimo!

Dall’altra parte, una voce che ti dice che fai fatica a fidarti: una persona che professa competenze di cui non mostra l’immagine non ti “finisce”.

Esatto, ottimo!

 

Quindi, dove sta la verità?

 

La verità sta da entrambe le parti.

Non ci sono ragioni di carattere scientifico in base alle quali stabilire che, una persona che trascura la propria salute e la sua efficienza, non possieda gli strumenti teorici da passare a qualcun altro. Alla stessa maniera, è normale che tu abbia delle remore a fidarti di chi, 60 kg sovrappeso eppur sedicente esperto di sport, probabilmente è tanto tempo che non pratica le nozioni di cui si fregia.

Quale tra queste due voci vincerà?

Ti dico subito come va a finire il film: vincerà la voce che rispecchia di più i tuoi valori e il tuo modo di essere, ovvero la voce che VEDE COERENZA.

Ci sono mille possibili ragioni per le quali una persona sia, ad un certo momento della sua vita, 60 kg sovrappeso e continui ad esercitare una professione intrapresa in passato, quando forse il peso era diverso. Questo lo voglio sottolineare più volte, per ribadire che non ho niente contro coloro che non sono infisicati al punto da poter fare Mister Universo, e nemmeno contro coloro che sono stati, per qualche disgrazia, colpiti da periodi di pessima salute.

Il centro della questione è un altro.

Esiste una legge inespugnabile che riguarda la nostra prima impressione. I primi secondi, i primi minuti, nei quali veniamo in contatto con qualcuno sono decisivi per stabilire se quella persona è simile a noi o diversa da noi, gradita o ostile. Ma indipendentemente da ciò che rapportiamo a noi, nei primi 3 minuti una parte del nostro cervello saprà se il messaggio che arriva è autentico o mendace.

Facciamo un esempio spicciolo.

Ma soprattutto un esempio concreto reale.

Io sono una fitness coach. La base della mia metodologia è la sostenibilità, ovvero la capacità di mantenere equilibrio tra lavoro, spazi personali, sport e alimentazione.

Se mi incontrassi e io fossi anoressica, se postassi sui social proponendo a chi mi segue di allenarsi tutti i giorni 2 volte al giorno, senza alcuna flessibilità verso imprevisti vari, crederesti al mio slogan “Train with brain, let the others train insane” (Allenati con il cervello, lascia agli altri ogni esagerazione)?

Penso proprio di no.

So che diventa immediato e apparentemente semplicistico tirare in ballo il famoso proverbio “l’abito non fa il monaco”, per trasformarlo invece nel suo corrispettivo l’abito fa il monaco. Dal mio punto di vista, nessuna di queste due affermazioni è portatrice di verità. Ma entrambe suggeriscono delle riflessioni molto interessanti.

Einstein diceva che la teoria senza pratica è muta e la pratica senza teoria è cieca. Questo pensiero riassume in maniera eccellente la posizione corretta con cui valutare la realtà.

…e tra i due litiganti, com’è finita?

Eravamo rimasti che, un signore obeso e arrogante stava cercando di convincere un altro tizio a riconoscergli autorità sportiva.

Ma fino ad ora non ti ho detto nulla di questo tizio 😉 Chi era? Un triatleta in forma strepitosa, il testimonial perfetto di una vita sana, di scelte calibrate e di impegno quotidiano.

Secondo te, si è fatto convincere? Neanche morto.

Mr. “sono un tecnico del Coni QUINDI mi devi ascoltare” aveva davanti una persona molto lontana da lui, fisicamente ed ideologicamente. Una persona che dimostra coerenza comportamentale e semantica in ogni aspetto.

Alla fine il problema vero non è se l’abito fa il monaco o se il monaco fa l’abito, ma piuttosto cosa sente la tua pancia mentre il cervello cerca di mettere insieme i pezzi del puzzle. Nessuno potrà mai “insegnarti” qualcosa se una parte di te percepisce incoerenza tra parole, azioni, titoli di studio e competenze (reali o finte).

Gli esempi di coerenza sono le uniche scuole che non richiedono frequenza e garantiscono apprendimento. 

Custodisci con affetto la tua pancia: anche se non lo sai, è la miglior amica del tuo cervello.

Se ti senti pronta/o per cambiare,
e raggiungere l’equilibro psicofisico
che da sempre ricerchi,
rivolgiti a chi ha già ottenuto risultati concreti,
sia su di sè che su tantissime altre persone.
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