Essere consapevoli è probabilmente una delle condizioni più difficili per l’essere umano.

 

Innanzitutto cosa vuole dire essere consapevoli?

Se lo dovessi spiegare a mio figlio, gli direi che bisogna capire che cosa si fa, quando lo si fa, e come lo si fa, mentre lo si fa.

E capire anche quali conseguenze hanno le nostre azioni su noi stessi e sugli altri.

Essere continuamente a contatto con tantissime persone mi dà un campione molto vasto, mi consente di osservare con attenzione quanto sia difficile – appunto – rendersi conto delle proprie azioni, dei propri pensieri, e delle conseguenze che tutto questo ha nella propria vita e in quella delle persone con cui si interagisce, partendo da chi è nella nostra cerchia di familiari ed amici fino ad arrivare al perfetto sconosciuto.

 

Quante volte sarà capitato anche a te di leggere sui social,sentir dire da qualcuno o dire:

“la gente è cattiva”,

“la gente non sta bene”,

“la gente è irrispettosa”?

Eh, Il problema sta nel fatto che se stai leggendo questo post tu non sei né una pianta né un animale, quindi, ahi ahi, sei anche tu nel gruppo della “gente”. O sei un alieno o hai le stesse caratteristiche che ha “la gente”.

È sempre molto facile osservare e giudicare i comportamenti degli altri, ma cercare di vedere dall’esterno i propri, e prendere consapevolezza di ciò che si fa, dice e pensa, è difficilissimo.

 

Perché è importante essere consapevoli?

Principalmente per una ragione estremamente egoistica.

Perché, finché si crede che la responsabilità della propria felicità o infelicità dipenda dall’esterno, si è tendenzialmente infelici.

 

Finché si crede che le nostre relazioni vadano in fumo perché incontriamo solo persone sbagliate, che il lavoro dei nostri sogni non arrivi perché c’è la crisi, che i successi sportivi non siano possibili perché c’è un complotto, si rimane nella condizione di chi vive sommerso dalla frustrazione.

Ragionare in base a ciò che dipende da noi cambia completamente le nostre prospettive.

 

Da quando ero bambina, avrò sentito almeno una ventina di volte la stessa barzelletta.

Nel corso degli anni le mie reazioni a questa barzelletta sono cambiate, al punto da farmi passare dalla risata fragorosa al silenzio di riflessione.

La barzelletta è questa.

“C’è un signore che guida la propria auto a tutta velocità, con la radio accesa, e sente una notizia allarmante.

‘Attenzione, attenzione! C’è un pazzo che guida contromano in autostrada!’

Il signore in questione, con gli occhi sgranati, sbotta sollevato:

‘Uno solo? Ma no, saranno almeno 100!’”

 

Come ti dicevo, saranno state almeno 10 le volte in cui questa barzelletta mi ha fatto ridere, o sorridere, poi sono subentrate tutte le volte in cui mi ha scatenato il silenzio riflessivo.

 

Credo che nessuno di noi possa essere stato immune dalla sindrome del guidatore contromano, almeno una volta nella propria vita. Diciamoci la verità, anche più di una: se siamo onesti, possiamo arrivare tranquillamente a diverse decine.

 

La cosa che mi auguro di cuore è che a un certo punto, per tutti, e quindi anche per te, sia arrivato il momento in cui ti sei reso conto di essere tu alla guida di quell’auto, contromano, in autostrada.

 

IL MOMENTO DELLA PRESA DI COSCIENZA

Quello è un momento assolutamente agghiacciante, nel quale si prende coscienza sia del pericolo che si sta correndo che della responsabilità che si ha, rispetto a quel pericolo.

 

Però è anche un momento di grande liberazione, il momento nel quale finalmente si entra in contatto con la verità e con la parte di sé che ancora non si conosce.

È il momento della responsabilizzazione, il momento nel quale si capisce di essere padroni del proprio successo o del proprio insuccesso, non al 100%, perché ci sono cose che sfuggono completamente al nostro controllo, ma sicuramente più di quanto crediamo.

 

Da quel momento, come per magia, le persone invidiose, le persone cattive, le persone sbagliate diminuiscono progressivamente, si incontrano sempre di più persone piacevoli e affini a noi e sembra che la crisi influenzi sempre di meno i risultati del nostro lavoro.

 

Accade ciò che ti è accaduto guardando la copertina di questo articolo, questo quadro stupendo che ora ti mostro di nuovo:

Sunset Sail – Rob Gonsalves

Ad una prima occhiata vedi tante caravelle che sono allineate, ma se osservi attentamente vedi che ad un certo punto si trasformano in un colonnato che va perdendosi nel mare.

 

Ci sono tantissimi esempi simili nel mondo della pittura.

Questo che ti mostro ora è il mio quadro preferito.

È stato appeso nella mia cameretta, quando ero adolescente, davanti al mio letto, e ogni sera mi addormentavo guardandolo.

Metamorfosi di Narciso – Salvador Dalì

È incredibile come le due immagini siano uguali se guardate da lontano e così diverse se osservate attentamente, più da vicino.

 

Entrambi i quadri ti illustrano la consapevolezza: ciò che vivi è sempre uguale, ciò che è dipinto è sempre uguale, ma il modo in cui lo percepisci e decodifichi cambia completamente, in base all’attenzione che metti nelle tue azioni.

 

Io ti auguro con tutto il cuore di accorgerti il prima possibile di guidare contromano, per imboccare finalmente la strada giusta, e arrivare esattamente dove vuoi arrivare.

Magari dando un passaggio sulla tua auto a tutte le persone meravigliose che andranno nella tua stessa direzione.

Se ti senti pronta/o per cambiare,
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