Una grande parte del mio lavoro consiste nel saper motivare le persone. Questo mi accade quotidianamente, sia come docente che come preparatore. Saper motivare significa “saper trasmettere la forza necessaria per passare dall’inerzia all’azione e mettere in atto un cambiamento”. Oppure “saper sostenere chi già sta agendo, ma necessita di supporto e consigli per continuare nella direzione giusta”. Motivare non è semplice nè scontato: bisogna saper fornire in modo diretto o indiretto esempi di forza chiari e contagiosi. Il più delle volte si fornisce motivazione senza esserne consapevoli o pienamente consapevoli, semplicemente facendo con VERA CONVINZIONE qualcosa. Quel “qualcosa” racchiude in un gesto o in poche parole una vera “magia”. La determinazione e la potenza che vengono emanate da gesti autentici travolgono come onde chi è ricettivo e persino chi è più restio: anche chi non vorrebbe deve riconoscere la magia di alcune azioni.

Alcuni giorni fa ho avuto la grande fortuna di assistere ad una, anzi a più di una, di queste magie.

Mi trovavo a Los Angeles, all’IDEA WORLD CONVENTION.

Non mi ricorderò di questo evento per le lezioni, pur bellissime, cui ho assistito o partecipato. Me ne ricorderò perchè ho incontrato persone che sanno donare agli altri la loro forza.

Sabato 13 agosto, alle 8 del mattino, dopo la prima delle lezioni in programma, è stata messa in palinsesto una conferenza “a sale unificate”, ovvero senza altre opzioni di scelta in quella fascia oraria. Pochi dettagli di spiegazione nell’abstract, solo i nomi degli speakers. Scommetto che la maggior parte della gente è capitata lì solo perchè non c’erano alternative in quella fascia oraria, e ora pensano con sgomento che avrebbero perso un ‘esperienza che forse ha segnato la loro vita, se solo avessero ceduto al desiderio di recuperare un pò di sonno appisolandosi da qualche parte per un’oretta…

La conferenza era nella sala più grande a disposizione della convention: vedere la folla immensa di partecipanti che aumentava man mano che prendevamo posto era già di per sè molto emozionante, ma non sarebbe stato nulla a confronto del seguito.

Per puro caso mi sono ritrovata in seconda fila, con la faccia letteralmente “dentro” ad uno dei megascreen laterali. E ciò ha sicuramente aumentato l’impatto emotivo del già meraviglioso video di apertura che ho pubblicato insieme a questa nota.

Il presidente di Idea ha esplicitato nel suo discorso iniziale i contenuti del video.

Il mondo è in crescente pericolo. L ‘obesità è in aumento esponenziale, la maggior parte dei nostri lavori si evolvono tecnologicamente e contemporaneamente si involvono motoriamente. Noi professionisti del movimento siamo moralmente obbligati a intraprendere una crociata per la salute collettiva e a diventare portatori di valori legati al rispetto del nostro corpo: attraverso il nostro lavoro pratico, ma anche insegnando alle persone che è possibile cambiare.

Ecco quindi emergere la famosa “keynote” non esplicitata nel titolo della conferenza: la motivazione è, e deve essere, il mezzo attraverso cui far avvenire il cambiamento nel mondo.

Gli ospiti che avrebbero parlato dopo il presidente di Idea erano tre: un campione olimpionico, la vedova di una celebrità sportiva ed un medico.

 

Apolo Ohno è sicuramente noto a chi segue gli sport invernali, ma senza dubbio più popolare negli USA che in Italia. Per due ragioni: la prima è che ha “soffiato” un podio olimpionico ad un atleta italiano in un contesto rimasto poco chiaro- mi permetto di dire che la versione italiana e quella inglese di Wikipedia danno di lui due profili molto tendenziosamente diversi…da cui risulta o un “teppista dello sport” o un “eroe nazionale”. La seconda ragione per cui in Italia è meno noto è legata all’impossibilità di seguire la tv statunitense: qui in America, Apolo ha raggiunto anche chi non segue lo sport grazie alla sua presenza televisiva nello show “Dancing with the stars”, di cui fu vincitore.

Apolo è stato quindi accolto con il calore con cui noi, immagino, accoglieremmo un Totti delle nevi:-) e si è regalato al pubblico con grande onestà e semplicità.

Ha “solo” raccontato la sua vita.

Cresciuto dal padre single, un parrucchiere giapponese senza grosse disponibilità, si è avvicinato allo sport perché era ipercinetico, ed il papà cercava di coinvolgerlo in ogni possibile attività sportiva per farlo stancare e sedare. Inutilmente, ahimè.

Un giorno Apolo scoprì il pattinaggio di velocità- short track- e gli piacque molto, per cui in breve emersero le sue naturali predisposizioni atletiche. Il suo coach lo selezionò per entrare nella squadra nazionale, portandolo da Seattle a New York. Lui accettò, il padre gli diede il permesso ma i risultati non furono entusiasmanti: la sua composizione corporea era pessima- era persino più grasso e meno muscolare delle sue coetanee 14enni femmine!- e non rientrò nemmeno nei primi 10 alla prima gara. Molto deludente, molto demotivante, molto facile entrare in crisi e voler mollare tutto.

Suo padre allora, da vero guerriero giapponese, lo portò in un posto sperduto, in una località in cui Apolo, scherzando, disse di credere che portassero coloro rientranti nel programma “protezione testimoni”:-) Lo lasciò solo, senza tv, telefono, internet. Solo con i suoi pensieri, per decidere, a 15 anni, cosa avrebbe voluto veramente fare della sua vita. Dopo nove giorni di solitudine e di allenamenti, durante una corsa lunga e meditativa, Apolo andò al paese più vicino e cercò un telefono per chiamare il suo papà. Aveva DECISO di continuare a pattinare, con tutto l’impegno richiesto, e glielo disse solo quando si trovarono insieme in auto sulla strada del ritorno a casa.

Seguirono mesi di durissimo lavoro, dieta e allenamento, e alle olimpiadi del 2006 fu un trionfo.

Da quel trionfo scaturì un altro successo: la convocazione televisiva per “Dancing with the stars” e la vittoria. E da lì mille proposte cinematografiche, perchè Apolo è un ragazzo affascinante e telegenico e perchè ormai il pubblico lo adorava.

Ma lui aveva un sassolino nella scarpa: sentiva che poteva migliorare di alcuni centesimi di secondo il suo miglior tempo, e che sarebbe stato come la lasciare a metà una missione, l’abbandonare ora lo sport per il cinema.

Per questo DECISE di nuovo di mettere tutto se stesso nel dedicare due anni della sua vita a quel giorno della gara, a quei pochi secondi che la gara sarebbe durata, per dare il meglio del suo meglio alle olimpiadi del 2010.

Per un intero anno visse rinchiuso tra casa e palestra, chiedendo al suo preparatore di seguirlo 24 h su 24 per sorvegliare la sua alimentazione, i suoi allenamenti, la sua condotta di vita. Mangiava alle stesse ore tutti i giorni, non mancava un allenamento e non andava a nessuna festa per non perdere concentrazione. Litigò con il suo allenatore perchè gli disse di voler perdere gli ultimi 5 kg- che secondo lui erano necessari per essere più rapido- e di voler contemporaneamente aumentare la sua forza. A quel tempo il suo massimale in pressa era di 550 libre e si sentì rispondere che era IMPOSSIBILE mantenere o migliorare quel risultato perdendo altro peso,ma no lo accettò. Lui voleva spingersi oltre i suoi limiti umani.

Per questo si allenò sempre al massimo ripetendosi come mantra che ” la sofferenza è temporanea” e che ciò che più desiderava, più di vincere la gara, era fare tutto ciò che andava fatto per essere certo di aver dato il suo massimo. ” Zero regrets”, ovvero “nessun rimpianto”, è il titolo del libro che Apolo avrebbe scritto dopo la sua devastante vittoria alle olimpiadi del 2010.

Apolo portò a casa altre 2 medaglie, raggiungendo il record statunitense di ben 8 medaglie olimpioniche, pesando quei dannati 5 kg in meno e avendo raggiunto in pressa un massimale di oltre 700 libre.

La gente che gli parla delle sue olimpiadi del 2010 gli dice sempre di ricordare, oltre ogni altra cosa, il suo volto radioso e sorridente durante le gare. Lui aveva già vinto la sua sfida, comunque fosse andata.

Elaine Lalanne è la moglie di Jack Lalanne, semplicemente…l’inventore del fitness e del body building. Si parla dei primi decenni del 1900. Sapete da dove viene il nome “jumping jack”, ovvero il nome di uno dei passi base di aerobica? Dai saltelli che il grande Jack faceva all’inizio della sua trasmissione televisiva sulla forma fisica, la prima trasmissione di fitness della storia. C’era lui, con questa fantastica tutina da supereroe in calzamaglia, che saltellava per riscaldarsi e far scaldare i suoi allievi al di là dello schermo.

Jack si era avvicinato alla ginnastica perchè era grassoccio e aveva la schiena malmessa, e dai 14 ai 18 anni era talmente cambiato da decidere di voler cambiare la vita degli altri, studiando chiropratica e ginnastica.

Aprì un suo studio dove si usavano degli strumenti nuovissimi per allenarsi, delle macchine che un giorno sarebbero diventate a noi famigliari, tra cui la leg extention.

Jack è morto a gennaio di quest’anno, a SOLI 96 anni, e le foto che lo ritraggono mostrano un uomo ovviamente anziano ma in grande forma. Elaine ci ha incantato tutti col racconto dell’entusiasmo con cui Jack coinvolgeva chiunque nell’attività fisica, ma soprattutto ci ha conquistato in un istante quando ha detto:”Se sapete che Jack aveva 96 anni, scommetto che tutti vi state chiedendo ‘Ma quanti anni avrà lei????'”.

La sua splendida risposta, che riporto in inglese, è stata “I’m 85 years YOUNG!”.

Al momento dei saluti, lasciandoci senza parole, Elaine si è di scatto buttata a terra e ha eseguito ben 3 push ups a gambe tese. Tre push ups a gambe tese, al suolo, a 85 anni. Tre push ups. Perfetti.( …se qualcuno non lo sapesse, sono le cosiddette “flessioni”, termine improprio ma noto!).

Il dottor Daniel Amen è uno psichiatra e da anni si occupa delle malattie degenerative del cervello. Uno dei capisaldi del suo pensiero e dei suoi studi riguarda l’importanza del movimento e della cura dell’alimentazione per prevenire e curare il morbo di Alzheimer, la demenza, l’invecchiamento fisico e cerebrale.

Il dottor Amen ci ha mostrato delle immagini che mettevano a confronto il cervello di coetanei con abitudini diverse. Alla stessa etá, un cinquantenne che beve alcool, mangia male e non fa esercizio fisico ed uno che fa una vita salutare, possono avere in realtá 50 anni di scarto: il primo con la funzionalitá e la qualità fisiologica di un 80enne ed il secondo con le caratteristiche di un 30enne.

Amen ci ha poi sottolineato che la società non tende ad evidenziare la forte correlazione che esiste tra la salute del corpo e l’efficienza mentale, tant’è vero che per lo più i grandi uomini di successo sono talmente strangolati dal loro vortice lavorativo da mettere la salute al secondo posto, e sono spesso sovrappeso, ipertesi, diabetici e costretti all’assunzione di farmaci.

Il suo intervento è stato concluso dal racconto di un caso reale.

Steve era un paziente di oltre 300kg che era costretto all’immobilità dall’obesità. Steve desiderava suicidarsi ma non poteva nemmeno fare le scale per cui non poteva raggiungere la pistola con cui voleva farla finita perchè questa era al piano di sopra. Steve scrisse disperato al dottore dopo averne visto un intervento in tv e il dottor Amen lo prese sotto la sua ala. Con molta pazienza, cambiando abitudini alimentari, e facendo il programma di recupero emozionale e cognitivo che ha il nome di “Amen solution”, Steve ha perso giá 150 kg e si sta avviando a una vita normale.

Steve era in sala, e quando la telecamera lo ha inquadrato c’è stata la terza, meritatissima, standing ovation della mattinata.

In soli 90 minuti ho versato più lacrime di commozione ed ammirazione di quante credessi di essere capace.

Ecco cosa vuol dire trasmettere forza.

Vuol dire cancellare dalle menti di oltre mille persone ogni possibile pensiero negativo.

Vuol dire dimostrare che il concetto di “impossibile” è molto più lontano da noi di quanto crediamo.

Quanti di noi hanno da sempre, o da anni, sogni o obiettivi che non hanno ancora raggiunto?

E QUANTI DI NOI SI GIUSTIFICANO CON LORO STESSI PER NON ESSERCI RIUSCITI?

Si dicono che non hanno tempo, che sono stati sfortunati, che qualcuno o qualcosa ha impedito loro di riuscire. E così trovano il modo di rimanere dove sono e soffrire di meno per non essere dove vorrebbero. O come vorrebbero.

E non devono portare il peso schiacciante della verità: che non hanno fatto abbastanza, che non hanno fatto TUTTO CIÒ CHE VA FATTO PER NON AVERE NESSUN RIMPIANTO.

Questo è vero per ogni ambito della vita, e lo ribadisco quotidianamente nel mio lavoro.

Quanti aspiranti presenters si lamentano per non essere sul palco al posto di…qualcun altro? Ma quanti di loro si focalizzano invece su tutto ciò che non hanno fatto per essere su quel palco, senza volersi confrontare con altri?

Quanti di loro risparmiano per studiare invece di investire lo stesso danaro in altre cose che forse hanno PER LORO più valore? E tra questi, quanti sono consapevoli di questa scelta, visto che di SCELTA si tratta? O quanti, invece, si nascondono dietro alla scusa che “studiare costa troppo”?

Quanti di loro si allenano AL DI FUORI DELLE LORO LEZIONI per potersi dedicare solo agli allievi ed avere performance migliori? Chi di loro ha capito che non è l’alcool a renderli brillanti ma una vita sana a farli durare nel tempo?

Ho incontrato e coltivato sul mio cammino sia grandi talenti che scarsissimi talenti.

Badate bene: li ho COLTIVATI ENTRAMBI.

Non sono i grandi talenti ad aver trovato il successo, ma i talenti che hanno saputo lavorare sui loro punti vincenti e che hanno avuto la lucidità, l’onestà e la forza di individuare i propri punti deboli, per farli diventare giorno dopo giorno meno deboli.

Queste persone non hanno mai smesso di studiare, non hanno mai pensato che il successo di qualcun altro mettesse a repentaglio il loro successo e guarderanno sempre con “invidia”positiva e costruttiva i loro “modelli”: perchè invece di vederli baciati dalla fortuna li vedranno per ciò che sono.

Persone che hanno DECISO di elevare la loro professionalità. E che come tali possono essere imitate.

Cambiare il proprio aspetto richiede lo stesso tipo di operazione.

La scelta.

Quanta gente mi dice ogni giorno di non aver tempo? Per cosa? Per fare 30′ di attività tre volte a settimana? O per cucinare in modo sano ció che già cucinano in modo malsano? Quante persone vengono da me e si dichiarano DISPERATE perchè pesano 5-10-20 kg più di quanto vorrebbero?

Hanno riflettuto sul concetto di disperazione? Hanno veramente pensato a cosa significhi essere senza speranza? Senza speranza è una malattia incurabile, non una situazione in cui noi siamo la causa della nostra infelicitá.

Basta SCEGLIERE di cambiare e portare avanti questa decisione rinnovandola ogni giorno.

Ma la veritá, anche stavolta, è che è più comodo accusare la costituzione, lo stress, il lavoro, i figli o il marito di sabotare le nostre decisioni.

“NULLA PUÓ TRASCINARTI IN BASSO SE TU NON TI CI ATTACCHI” ha scritto Anthony Robbins, autore contemporaneo, e purtroppo è vero.

Ma per fortuna è vero il contrario.

Tu puoi decidere a cosa aspirare e fare TUTTO CIÓ CHE OCCORRE per ottenerlo.

E se una signora di 85 anni fa senza difficoltà tre piegamenti a gambe tese, forse ciascuno di noi può fare più di quanto crede…

Ecco qui.

Ho deciso di spendere alcune ore del mio tempo per scrivere questa nota perchè desidero condividere con chi ha I MIEI STESSI VALORI un’ esperienza che rimarrá per me indelebile.

Spero con tutto il cuore di aver portato a chi la cercava- ma anche a chi non la cercava- la motivazione che serve a rendere ogni giorno della propria vita migliore del giorno precedente.