Questo post è dedicato
– a chi si chiede: “Cosa sta succedendo nel mondo con tutti questi omicidi/suicidi?”
– a chi ha paura di ascoltare i propri disagi emotivi
– a chi vuole stare emotivamente bene ma non ha ancora trovato “la strada giusta”

Mi riprometto sempre di non guardare nessun telegiornale, ma finisce sempre che la curiosità di rimanere in contatto col mondo mi faccia desistere.
Purtroppo.

Purtroppo perché – ora più che mai, per la mia condizione personale – è devastante ascoltare quotidianamente storie devastanti di omicidi/suicidi dai dettagli raccapriccianti.

Mi permetto di condividere con chi legge una riflessione.

Nonostante l’apparente “progresso”in tanti settori, la mentalità collettiva legata ai disagi psichiatrici è ferma a un secolo addietro.
Se dovessi stilare una statistica delle persone che mi comunicano (apertamente o indirettamente) il loro minante disagio emotivo, potrei azzardare un 50-60% di coloro che incontro sul lavoro e nella vita sociale.
Di questi, un buon 10% con disturbi GRAVI.
Di questi, forse, solo lo 0,5% ha provveduto a cercare una soluzione.
Ovvero? Intraprendere un percorso di psicoterapia, o assumere farmaci, o entrambi.

Ora, la domanda con cui cerco sempre di smuovere chi mi chiede consiglio è: ” Come cureresti una polmonite? Penseresti ‘CE LA FACCIO DA SOLO/A’ o ‘assumo i farmaci necessari e mi affido ai dottori’?
Di solito, davanti alla linearità di questo ragionamento, tutti mi sorridono con ovvietà, dicendo ‘ È CHIARO che andrei in ospedale!!!’.
MA quando faccio il passo successivo e chiedo perché allora non stiano cercando l’aiuto di uno specialista per uscire dalla depressione e/o dall’autodistruzione, scatta l’indignazione e arriva la frase dal sapore medievale: “MA IO NON SONO MICA MATTO/A??? CE LA FACCIO BENISSIMO DA SOLO/A!!!”.

No.
NON È COSÌ.
La depressione è una malattia e come tutte le malattie può nuocere gravemente alla salute.
In questo caso più che mai, propria ed altrui.

Se nel 2014 ci vantiamo di saper usare sofisticati programmi di software, di aver spinto i limiti umani una spanna oltre il prevedibile in molti ambiti, ma non siamo in grado di riconoscere limiti che NON possiamo valicare, siamo a tutti gli effetti nel medioevo.

La cosa più triste e raccapricciante risiede nel fatto che, generalmente, a miglior status economico e condizione di cultura del soggetto, corrisponde MAGGIOR DELIRIO DI ONNIPOTENZA e rifiuto del pensiero di dover cercare “aiuto”.
Questo per sottolineare quanto l’intelligenza analitico- razionale e l’intelligenza emotiva possano essere lontane nello stesso individuo.

Per quel poco o quel tanto che le mie conoscenze specifiche mi consentono di fare, mi sento di sensibilizzare chiunque attraversi da un po’di tempo o da troppo tempo “un momento difficile” a farsi delle domande e a sentirsi NORMALE nella propria sofferenza.
Normale: affetto da un disagio che tanti condividono e che è CURABILE, SE ci si fa aiutare.

Ascoltatevi con onestà e concretezza.
Leggete queste affermazioni e guardate se vi riconoscete in una o più di esse:
– vi sembra che non ci sia mai via d’uscita ai vostri problemi
– tutto ciò che vi interessava fino a poco fa non vi stimola più
– pensate che tutti intorno a voi ce l’abbiano con voi
– credete che sia impossibile realizzare i vostri obiettivi perché “il mondo è crudele e vi è ostile”
– piangete spesso e senza un apparente motivo
– pensate che nulla abbia senso e nessuno vi ami
– avete accessi d’ira e rabbia improvvisi che rivolgete contro voi stessi e/o chi vi è accanto
– mangiate in modo compulsivo fino a sentirvi scoppiare anche se non avete fame
– pensate che solo la morte vi porterà sollievo

Queste sono solo alcuni dei possibili campanelli d’allarme che denunciano un forte disagio emotivo.
Ma se qualcuno si ritrova in una o più delle affermazioni citate, può fare qualcosa di buono per sé e per chi ha vicino.
Farsi aiutare.
Soprattutto se da tanto tempo questi pensieri aleggiano nell’aria e sono ormai ospiti fissi del cervello.
In questo caso, a maggior ragione, guardate con onestà i fatti: se fino ad ora “da soli non ne siete usciti”, è perché state sottovalutando il problema e sopravvalutando le vostre risorse.

La depressione non è un’onta, non è un “difetto” e nemmeno una colpa.
È una malattia GRAVE.

Ricordiamolo.
Perché i casi terrificanti di cui ascoltiamo notizia al telegiornale, parlano di persone, non di alieni.
PERSONE.
Come tutti noi.