PARLIAMO DI “TECNICA”. (rivolto a tutti coloro che fanno sport, lo vorrebbero fare o lo insegnano).

Negli ultimi giorni è capitato che, per eventi differenti ma tra loro analoghi, sia stata posta la mia attenzione sul concetto di “tecnica esecutiva”.
Alcuni allievi di un corso mi hanno chiesto di dedicare tempo extra alla spiegazione della tecnica esecutiva di alcuni fondamentali (e questo fa loro molto merito!); parallelamente, mi è capitato di vedere qua e là post dove si inneggiava al risultato – più peso, più carico, più in generale!..- a scapito della tecnica d’esecuzione. Come se le due cose potessero essere tra loro alternative…

Concordo sul fatto che, se un carico non è interessante per la persona che lo deve sollevare, è tempo perso sollevarlo. E solo su questo concetto potremmo aprire una parentesi infinita, ma non è il momento. Mi limiterò a dire, come ho sempre detto, che per stressare un sistema occorre farlo camminare “a filo del rasoio” tra ciò che può fare e ciò che non può fare. Solo così avviene quel fenomeno che si chiama”sindrome da adattamento” (GAS per i tecnici).

Invece.
Tornando al centro del problema: vale la pena trascurare la tecnica per “tirare su di più o più in fretta”? La risposta è ovviamente NO.
Elencherò con semplicità una serie di ragioni:
1- la biomeccanica non è un’opinione e nemmeno lo sono le linee di forza. E’ semmai personale, e deve tener conto delle caratteristiche del soggetto, ma la sua interazione con la gravità porta inevitabilmente ad una “perfezione relativa” da cui non si può prescindere. Agire nel perfetto rispetto delle traiettorie che coinvolgono tutto l’arco di movimento del muscolo e che lo coinvolgono bene significa prima di tutto raggiungere dei risultati: estetici, se volete banalmente che quel muscolo o quali muscoli cambino, ma pure atletici, se volete che quel bilanciere si alzi da terra. Tutti coloro che hanno nella loro vita eseguito uno stacco da terra sanno, ad esempio, che differenza abissale c’è nella “semplicità” con cui viene su quando la tecnica è perfetta e nella fatica sovrumana che, lo stesso peso, procura con tecnica appena sporca. Questo vale per gli stacchi, ma pure per le piroette, se uno balla. E’ un principio universale, una sorta di “economia del lavoro meccanico”–> la strada migliore!
2- facendo con approssimazione gli esercizi, oltre a non veder cambiare il proprio corpo e a non poter fare ad esempio 3 reps perchè si muore di fatica, può succedere proprio ciò che non vogliamo: esatto, ci facciamo male. E basta talmente poco che a volte, nonostante le esecuzioni perfette, accade lo stesso, figuriamoci con quelle sporche e malfatte…
3- non è una buona idea portare come esempi di “esecuzioni malfatte ma efficaci” sportivi professionisti che, in gara, sollevano quintali pur avendo una forma esecutiva brutta e imprecisa. Quelle persone dedicano ogni santo giorno della loro vita ore e ore alla tecnica, proprio perchè sanno che in situazioni borderline la perderanno, ma potranno far ricorso alla consapevolezza che hanno maturato tutto il tempo precedente e cercare di fare “il meglio nel peggio”.

Quindi:
se siete appassionati di sport in cui il sollevamento pesi è coinvolto (ad esempio il crossfit), il mio consiglio è quello di dedicare ANCHE tanto tempo alla cura della tecnica. Perchè non sarà nient’altro a salvarvi il giorno in cui l’obiettivo sarà il tempo. E soprattutto, non sarà nient’altro a permettervi di fare cross fit o ciò che vi pare per tanto, tanto tempo: il vostro corpo è uno strumento esigente!
Un eccellente maestro d’arti marziali, Alessandro Mattioli, liquida il problema con una massima che vorrei condividere con voi e suggellare come motto di chiarezza:
“La tecnica: o è perfetta, o è sbagliata.”